mercoledì, 31 maggio 2006

Modern Cinderella

Ha per carrozza il servizio radiobus dell´Atm, per sorellastre un paio di colleghi d´ufficio indisponenti e per matrigna una città da bere (ora pure rappresentata da un sindaco brutto e cattivo di cui salvare solo l´elegante e immancabile filo di perle). La fata buona è un minigatto da appartamento che neppure per una razione extra di croccantini ha intenzione di svelare dove ha imboscato la bacchetta magica. I topini bendisposti sono i soliti amici: tutti rigorosamente omosessuali. Fa shopping per cercare una scarpa di cristallo che non indosserà lei ma che dovrà donare a qualche principe distratto. E pensa malinconicamente che no, non esistono più le favole di una volta. E di questo si dispiace perché in fondo spera sempre che i sogni siano desideri. Non pensa al finale perché non crede che la parola fine sia davvero lieta o di buon auspicio. Non osa immaginare una morale vivendo in un sistema altamente immorale. Ma forse tutto ciò non è un vero problema considerato che oltre alla bacchetta magica anche i sogni e i desideri non saltano più fuori (ma in questo caso sarebbe ingiusto incolpare il minigatto).


postato da: Codex alle ore 16:04 | link | commenti (13)
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venerdì, 19 maggio 2006

Sms: welcome back!

Giorgia: se cercassi la semplicità in te stessa invece di parlare degli altri ed evitassi gente inutile forse troveresti un po’ di pace. Non fai altro che parlare di quello che succede agli altri e non guardi te stessa. Frequenti gente e posti inutili. E adesso non rompermi le scatole.

 

Sorella Uno: anch’io ravvedo l’assurdo nel mantenere certi rapporti ma non concordo con l’autodistruzione. Dovremmo trovare pienezza in noi per non avere necessità altrui e godere appieno dei rapporti più o meno intensi che ci capitano.

 

Mandy Glamour: che palle il sabato sera a casa, sono depresso; potrei uscire ma non ne ho voglia. La cosa per un single omosessuale è gravissima. Nera.

 

Dimitris: sei sempre brutta come un rospo, o anche di più adesso?

 

Jacopo 1: oggi sono di un depresso che nessun t9 potrebbe aiutarmi ad esprimere. La Mara avrebbe detto ci vuole una botta di vita? In testa?

 

Jacopo 2: il mio ritorno in Comasina è come il ritorno di Pippo Baudo in Rai dopo l’esilio dorato nelle periferie di Cologno Monzese.

 

Jacopo 3: mi hanno tranciato ancora lo specchietto retrovisore: non è che è stata la Mandy? La lista dei sospetti è lunga a sto giro. Troppe malate a piede libero.

 

Jacopo 4: io ho voglia di rompere i coglioni con l’addebito delle chiamate. L’unica che risponde è la Mandy perché pensa di essere ricaricata! E’ furba?

 

Jacopo 5: com’è straordinaria la vita! Anzi la cuffia! Andiamo via di qua, lasciando un vuoto di felicità. Abbiamo messo in bocca al mondo la primizia dei seni, concessi come l’uva! Bacio e citazione.

 

Jacopo 6: tutti i sintomi di cui ti parlavo oggi con il buio poi spariscono. Noi siamo notturne. Ci crediamo vampiri ma ci lasciamo succhiare l’energia dalle vittime!

 

Jacopo 7: Madre Natura mi ha selezionato per dormire, andare al ristorante con l’all inclusive ed essere infiocinata oppure sturata dall’idraulico liquido di turno!

 

Efrem: Mi dispiace non essere venuto a cena, ma ci sono più imprevisti nella mia vita che nel Monopoli.

 

Notaio: questa me la paghi, ravvediti.

 

Uno carino carino: ho attraversato Milano per niente: è saltata l’uscita. Volevo ripassar da te per rimboccarti le coperte ma non sapevo se avresti gradito.


postato da: Codex alle ore 13:05 | link | commenti (11)
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martedì, 16 maggio 2006

Carlo Emilio Gadda: dopo la pace può anche nascere l’amore.

 

Intorno al 1961 Giancarlo Vigorelli (scrittore e critico letterario, grande studioso del Manzoni) chiese all’ing. Gadda se il fascismo fosse finito. Lui rispose così:

 

“se per ritorno fascista si intende una repentina eversione delle leggi di vita associata che assistono e confortano lo sviluppo umano e lo Stato democratico definito costituzionalmente, tanto più quando una siffatta eversione venga operata con violenza sopraffattrice da un gruppo di cittadini per sottrarsi alla disciplina pubblica liberamente accettata dalla nazione è chiaro che ci dobbiamo fermare a riflettere. E’ necessario vincere il fascismo in noi stessi, in tutti gli animi dei concittadini: con lo spregiare, condannare, deridere e avere a schifo in noi il culto della prepotenza, il prevalere iniquo dell’io, l’ambizione fisica di essere ad di sopra degli altri e la fede, tipicamente fascista, in una presunta nostra capacità di disporre del destino comune e di condurre al trionfo certe idee di potenza che inverdiscono soltanto, quasi un’erbaccia in un orto negletto, nella nostra capoccia di superuomini cretini o addirittura malati di malattia mentale. Così una perenne attività logica, una seria preparazione alla vita associata, una scuola efficiente, il culto del dovere, il rispetto del vicino e del prossimo, un’onestà naturale e nativa serbata nell’animo a dispetto del costume e del tempo mi sembrano i mezzi di cui lo scrittore e il cittadino  in genere dispongono per non dare via libera al fascismo: per combattere la diffusione, così come si combattono e si prevengono con cautele d’ogni momento (igieniche, tecniche, assicurative) i mali disgregativi e lo sfacelo dei traumi non preventivati”.

 

E intanto, nei giorni scorsi, un italiano emigrato in Germania è stato massacrato di botte da un giovane neonazista. Meditiamo gente, meditiamo.


postato da: Codex alle ore 11:05 | link | commenti (4)
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martedì, 09 maggio 2006

Per il teletrasporto la parola d’ordine potrebbe essere “Cocodex”.

 

A pagina 22 del “City” odierno della città di Milano,  leggo e riporto fedelmente un trafiletto sul teletrasporto solo ed unicamente per una questione di nick pride, perché Codex (mi dispiace per voi tutti) è il nick del futuro!

 

Appuntamento alle 19 alla Mediateca di Santa Teresa (via della Moscova 28, tel. 028739781) dove, nell’ambito di “Meet The Media Guru”, programma annuale di incontri coi i protagonisti internazionali della cultura digitale, sarà ospite Jaron Lanier. Lo studioso presenterà il “Cocodex”, un software in via di perfezionamento che consentirà di trasmettere, in tempo reale, attraverso le reti del futuro una quantità enorme di informazioni e “ambienti”, consentendo la comunicazione e l’azione simultanea di persone e gruppi lontani nello spazio. Ingresso libero.


postato da: Codex alle ore 12:03 | link | commenti (8)
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sabato, 06 maggio 2006

Ho fatto la pace con Gadda.

 

Perennemente indecisa sul libro che voglio mi faccia compagnia sui mezzi atm e da ansiolitico prima di addormentarmi, a metà aprile la scelta è ricaduta su Carlo Emilio Gadda e sul suo “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”. Col suo multiforme ed incontenibile uso del linguaggio l’ingegnere elettrotecnico è riuscito a farmi sentire un’ignorante con incolmabili lacune lessicali; col suo modo di narrare ingarbugliato e complesso ha istillato nella mia testa il timore d’essere stata colpita da una forma galoppante del morbo d’Alzhaimer o da una precoce menopausa. Allora io, che sono dura a morire e c’ho la testa dura, ho tirato fuori l’antidoto: ho continuato a leggere il pasticciaccio come fosse un libro scritto in una lingua straniera che conosci un po’ sì e un po’ no. Spesso l’importante non è capire tutto ma percepire il senso; la tecnica ha funzionato, ha tonificato le mie frustrazioni e mi ha fatto andare oltre portandomi alla convinzione che il Signor Gadda è stato uno dei nostri più grandi romanzieri. Complesso, poetico, ironico, colto, nevrotico, sensibile, acuto, grottesco: in poche parole un genio del nostro tempo. Un ingegnere col vizio del multiskill, capace però di fermarsi un attimo e regalarci una meravigliosa descrizione della città eterna: 

 

“Roma gli apparì distesa come in una mappa o in un plastico: fumava appena, a porta San Paolo: una prossimità chiara d’infiniti pensieri e palazzi, che la tramontana avea deterso, che il tepido sopravvenire di scirocco aveva dopo qualche ora, con la cialtroneria abituale, risolto in facili imagini e dolcemente dilavato. La cupola di madre-perla: cupole, torri: oscure macchie de’ pineti. Altrove cinerina, altrove tutta rosa e bianca, veli da cresima: uno zucchero in una haute pate, in un mattutino di Scialoia. Pareva n’orloggione spiaccicato a terra, che la catena de l’acquedotto claudio legasse… congiungesse… alle misteriose fonti del sogno”. (tratto da “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”).


postato da: Codex alle ore 12:40 | link | commenti (7)
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