Metti il ferragosto sul Garda.
Giorni perfetti. Non importa se questa Milano senza “milanesi” e col clima di una Dublino d’altri tempi stimola entusiasmi e progetti che puntualmente verranno abortiti dalla ragnatela che la solita routine saprà abilmente tessere. Adoro quest'atmosfera. Mettere. Levare. Levare. Mettere. Azione banale è il saper vivere. Ma molti non sono in grado di, fanno solo un gran chiasso e dei danni relativamente gravi.
Non ero stata mai sul Garda, ma ieri ho sopperito con una bella gita di ferragosto. Il lago è molto grande, sembra quasi il mare. Località tipo Lazise, Bardolino, Peschiera, Sirmione sono ordinate, linde, graziose; non stanno sul confine tra Veneto e Lombardia ma su quello situato tra il vero e il falso. La plastica decorativa di Gardaland è commovente come il Titanic di James Cameron quando va giù. Ma i canneti, le colline e soprattutto il lago sono veri e sono belli; pacificano occhi, nervi, anima. E bello è pure il “Sole e Luna” a Sirmione, un disco pub a picco sul grande lago dove ieri il dj ha passato musica anni ottanta da ballare con zero nostalgia e tante risate. Moto umorale ascendente: mi guardo attorno e guardo ciò che accade, non di certo quello che mi dicono di guardare gli altri.
Rodos.
Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare… stradine di piccoli centri ellenici trasformati nella periferia proletaria di Leeds, teen-ager (perlopiù svedesi e inglesi) sempre sbronzi e sfacciatamente al cucco, poliziotti che al posto di fermarti con una paletta o un lampeggiante t’inseguono facendoti credere di essere vittima di una rapina imminente. Tutto molto pittoresco, solo che in qualche occasione mi sono sentita “fuori target”. Anche se un po’ annoiata e abbandonata la vacanza coi comfort mi piace, è comoda; io poi, col vino bianco resinato e i calamari fritti, do il meglio di me. Mia inquietudine ringrazia passate esperienze d’inter-rail, campeggi e ostelli. Mia anima pensa che globalizzazione rende cose facili ma meno avventurose. Io volere volare.