Non-happy friday.
Sono appena le 8:10 a.m. ed è da quaranta minuti che le mie intelligentissime colleghe non fanno altro che parlare di parti dolorosi, placente, nascite premature o ritardatarie, lacerazioni e via discorrendo. Mi viene il vomito. Pettegole, perbeniste, irritanti nel tentativo di far trascorrere il tempo, creano una monotonia che far venir solo voglia di prendere otto ore di permesso retribuito. Sono isolata, chiusa nella gabbia dei miei desideri, ma non posso nascondere che in questa mediocrità amo le mie prigioni. For your information: dai neonati siamo passati al cibo. Tartufi, porcini, pistacchi di Bronte, tagliolini ai funghi, pasta coi ricci, spaghetti alle vongole, cannolicchi. Sono le 9:05 a.m.: credo che vomiterò per davvero. Non stanno zitte per trenta secondi di fila, hanno gravi disturbi della personalità e non se ne rendono conto. E’ fragile questa giornata presa d’assalto dal mondo materiale. E stasera tocca la riunione di condominio con la nomina di un nuovo amministratore. Quello in carica ha fatto bancarotta. Bah…
Gli anni passano e non vanno in nessun posto, ma gli sms restano.
Jacopo: sto girando Milano sul camper di Stranaminchia! Vado in onda alle 21 su Anale5. Accendi il televisore.
Jacopo 1: Calmati! Non ti esaurire che già sono una mezza pazza io, non possiamo farne una intera!
Jacopo 2: Mangio molto: mi divido tra Esselunga e Sma. Ti ho raccontato che il direttore della Sma è venuto pure a casa a bombarmi? Una fidelizzazione unica. Mi ha seguito nel parcheggio del supermercato: mi sembrava di essere su Scherzi a parte.
Jacopo 3: Più che scene siamo due sceme da un matrimonio! In bianco ma non perché vergini.
Dimitris: Fai come me, che ho diviso l’annno in quattro trimestri: vacanze, riposo, ferie e riabilitazione. Ora sono in ferie, di cui sentivo una gran bisogno. Stakhanov.
Leonard Woolf: Wherever you are going, have a nice jackpot. I’m always your husband.
Leonard Woolf 1: Virginia, ha un freddo cane e fra cinque ore suona la sveglia per andare al lavoro. Tu stai bene?
Sorella Due: Vuoi ridere? Gastone risponde ai comandi italo-ispanici.
Sonia: Non puoi capire quanto sono contenta del caffè che mi hai regalato. Vale di più della mia tredicesima.
Codex non veste Prada e gli è morto il laptot.
Tutte le volte che metto in conto di cambiare qualcosa la parte in causa si offende e si suicida prima che io possa agire con raziocinio e tranquillità (vale sia per le cose che per le persone). Cambiare il portatile non era una priorità né una necessità, ma ammetto di aver sfiorato l’idea di una tecnologia più tecnologica. Bene, è bastato questo pensiero a far apparire sullo schermo del mio MITAC “system operation not found”. Ho provato a riaccenderlo: hard disk morto. Vabbè, a parte i vecchi post di “Cado di Vertigine”, di “Cadevo” e “Il Diario” non avevo materiale a cui tenevo particolarmente.
Ora, io spesso dico che vorrei una casa più grande: cosa devo aspettarmi? Il terremoto? La guerra nucleare? Un meteorite? Un attacco terroristico che abbia come obiettivo il mio condominio? Mah.
E comunque, nella vita reale Maryl Streep non veste Prada; per simpatia e per versatilità è tra le mie attrici preferite. Mi piacerebbe molto avere un lavoro nell’editoria, ho come la sensazione che ci starei a pennello. Ma in passato già ebbi questo dono, ora mi limito a comunicare in un soffio.
Get out of your lazy bed!
Mark Reilly, voce dei Matt Bianco, deve aver preso molto sul serio la frase (vedi titolo del post) che il padre tutte le mattine gli urlava per tirarlo giù dal letto se dopo vent´anni va ancora in giro per il mondo a fare concerti. Grazie ad un inaspettato e ritardatario regalo di compleanno ho varcato per la prima volta la soglia del Bluenote a Milano. Non ho mai avuto un particolare trasposto per il jazz, dopo un po’ di ascolto mi assale un senso d´oppressione e d´irrequietezza, ma il mix tra jazz, ritmi latini e musica pop dei Matt Bianco mi ha sempre trasmesso un certo buonumore. Complessivamente la session è stata gradevolissima. Ciò che mi ha lasciata perplessa è stata la fauna che popolava il locale, tempio del jazz mondiale. Mi chiedo come sia possibile restare impettiti, immobili, abbarbicati al tavolino a mangiare e bere avendo come sottofondo musicale ritmi che, come minimo, dovrebbero stimolare le gambette a battere il tempo. Forse che muovendosi un pochino si rischia di far sbavare il make-up? O di danneggiare il tacchetto dodici? O di far perdere alla camicia Cerruti la sua compostezza? O di sembrare dei volgari goderecci poco inclini alle regole della buona condotta? Insomma, una fauna di cefali, o meglio, di a-cefali dalla quale io e i miei conoscenti abbiamo pensato bene di distinguerci battendo il tempo col le mani, muovendo tutto quello che si poteva mettere in movimento e, udite udite, osando anche alzarci all´impiedi per improvvisate e improbabili coreografie. Io non so nulla delle origini del jazz o del blues, ma nella mia immaginazione vedo agitati e sudati musicisti, soprattutto di colore, capaci di smuovere negli uditori il fuoco del movimento e dell´allegria. Mi è venuto il triste sospetto che al Bluenote, considerando anche i costi degli ingressi, le persone vadano per fare le sofisticate, non certo perché in possesso di un´anima blues.