Partire piano, ma partire.
Con poca voglia di fare si è come dei vecchi perennemente desiderosi di fare un sonnellino e le vite somigliano a linee piatte di cuori che non battono più.
Prevedibili perdite d’entusiasmo accompagnano i giorni, uno in fila all’altro. Una volta ci stai, una volta ti preoccupi un attimino.
Tutto parte da noi come individui, non stiamo lì a fantasticare per trovare scuse monotone ed inutili; se nasci pigro nasci anche uno po’ sfigato. Si esce dalla palude della pigrizia solo con azioni alternative, non certo andando al lavoro, sfogliando pagine e pagine di libri, guardando scadenti programmai alla TV, navigando in interdet. Dentro la palude solo false promesse e perdita di concentrazione.
Oggi però ho mantenuto una promessa fatta qualche giorno fa al seggio elettorale di Via Alcuino 4, un seggio dove han votato 170 vecchi borghesotti.
Divertente accorgersi solo al secondo giorno di servizio d’aver già scrutato con un ragazzo cinque anni fa, ma ancor più divertente è stato fare la conoscenza di una ragazza risultante poi essere collega di una vecchia amica quotiottina. E così, superando la mia solita immobilità, oggi sono andata all’Inps per salutare entrambe. Mi hanno stampato l’estratto conto dei contributi versati per la pensione dal quale risulta che ho lavorato solo 17 anni e 2 settimane. A me, di anni, ne sembrano passati almeno cinquanta, ma vabbè, lasciamo stare.
Il fatto è che chi si ferma è fottuto, che i vetri invisibili delle teche in cui viviamo vanno frantumati a furia di calci, che se si aspetta sempre non si migliora di una virgola.